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Il primo giorno

Si è così scatenato ìl terremoto emozionale.

Era tutto come pensavo fosse l'Africa: strade polverose, costruzioni fatiscenti, ma esserci dentro è diverso. Appena scesa dalla macchina mi sono venuti in contro i bambini per salutarmi: ogni bambino tendeva la mano per stringere la mia.
Non bastano le parole, non le mie, per descrivere l'emozione suscitata dal contatto con il corpo, la pelle di quei bambini, le manine, le guance: sono scoppiata in un pianto convulso, il primo di una serie nei giorni passati in Burkina. Era un sommovimento profondo, un pianto che veniva dalle viscere, un'emozione che poteva esprimersi solo come scuotimento fisico.

Ho cominciato a sentire più forte la responsabilità di fare qualcosa. Ho visitato le varie parti della struttura: il dispensario; stanze polverose; una stanza-parto, dove, su una stuoia poggiata al pavimento, fra la terra, le mosche e perfino una gallina, c'era una ragazzina in procinto di partorire; la stanza dei ricoveri, con una mamma affranta al capezzale di un bambino con la malaria e la polmonite.

 

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Ho tenuto in braccio una bambina, si chiamava Anna, e altre due bambine si sono strette a me, tenendomi la mano e stringendomi le dita. E' stato come prendere la scossa. Il calore, il viso, le mani di quelle bambine, sono diventati un ricordo perenne.

Considera questa esperienza in Burkina la più potente della mia vita. Albert Schweitzer, da protestante qual era, credeva che l'altruismo non venisse dall'amore ma dal senso del dovere e della responsabilità, dal senso morale. Io vorrei aggiungere "dovere" verso se stessi: penso che il modo più efficace per essere di aiuto a qualcun altro sia attraverso la volontà di fare bene a se stessi.

 

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"It is always the unexpected that happens" ("E' sempre quello che non ci si aspetta che poi accade") (J. Conrad). Ho infatti scoperto lavorando a Dorsin che possiamo essere enormemente utili, dove mancano di cognizioni e beni essenziali, che da noi sono scontati. Le proprie competenze dunque idealmente si dilatano, ci si sente intensamente gratificati e investiti della senzazione di essere utili sul serio. Lavoravo tutto il giorno da sola in silenzio nello stanzino polveroso con più energia che se avessi lavorato per me stessa e le ore volavano. S'interrompeva solo una decina di minuti per sbocconcellare qualcosa in piedi tra la polvere e le capre. La sera ero così stanca che non parlavo più ma la mattina si riprendeva con la stessa lena e gioia.

 

M.C.V.

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