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Station sur les pistes du desert

Ho deciso di colpo di andare a “ispezionare” due pozzi d’acqua potabile, che alcuni amici ci hanno finanziato due anni fa, per vedere se sono ben funzionanti e come sono gestiti. L’ho deciso da quando mi rendo sempre più conto che fare un pozzo per l’acqua, in Africa, non è fatto solo di: ricerca fondi, trovare una buona impresa geologica per l'individuazione di una capiente sacca sotterranea d’acqua e poi perforazione del terreno, posa in opera dei manufatti, accertamento che il materiale non sia scadente e così via ma anche che, una volta realizzato, esso pozzo sia mantenuto in quotidiana efficienza poiché, il bloccarsi è un attimo e andare poi a recuperare materiali ed operai per il ripristino richiede molto, molto tempo ...e franchi CFA o il lavoro iniziale è ...buttato via (quanti pozzi pur belli ma bloccati ho incontrato!).

 

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Parto con Padre Joseph alla volta di Damsi e Tassè. Andiamo con il pick-up diesel ma nella fretta dimentichiamo di fare gasolio. Dopo un’oretta di brousse ci aspettano nei pressi di un barrage (la diga di argilla e fango) tre catechisti per consegnarci due motociclette (una è un vecchissimo “enduro” 125 cc e l’altro uno scooter) poiché molti tratti d’ora in poi saranno sterrati e con profondi avvallamenti che solo con una moto, a volte spinta a mano, si possono affrontare.
Non penso a controllare il livello di benzina (a vista o meglio a orecchio) della “mia” moto ...ERRORE! ...e dopo tre/quattro kilometri "il ferro" si ferma di colpo. Lancio due imprecazioni, il prete ride e mi dice di aspettare. Sparisce e ricompare con una bottiglia di vetro, un tempo trasparente, con del vino giallognolo ...è benzina! La versiamo nel serbatoio e ripartiamo.

 

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Dopo un po’ raggiungiamo due capanne tra le quali sta un asse con sopra tre bottiglie di “vino bianco”, le vuotiamo tutte nei due serbatoi e si riparte con le mani unte e bisunte di benzina e olio, il bello è che la benzina nelle bottiglie era di colore assai diverso tra esse: andava dal giallo poltiglia, all’ocra scuro al quasi rosso ...ma il tutto mischiato nel serbatoio fa girare, miracolosamente i motori ...vabbè, ogni tanto strappano un po’, cioè vanno a scatti, ma vanno. Rifaremo benzina altre due volte in questi distributori africani tra le piste della brousse, tanto artigianali e singolari da farne ai miei occhi delle opere d’arte. Poi quel gorgogliare del liquido che entra nel serbatoio il cui buco non becchi mai al primo colpo e tutta la moto si bagna di benzina ...e anche i pantaloni.
A mezza giornata incontriamo lungo la via una capanna in muratura con davanti una vecchia rete da letto di ferro con sotto rami d'albero accesi e braci e, sopra la rete, una testa di zebu' e due di pecora e pezzi di carne che stavano piu' ai lati del letto; noi scegliamo le parti che vogliam mangiare e l'oste , brillante di sudore per il caldo, con un coltellaccio ed un forchettone affetta un po' di quella carne e la posa al centro della rete dove le braci sono piu' ardenti per grigliarla meglio. Poco dopo, su un largo e unico piatto di latta ci serve la carne, aranciata, pane e quattro pomodori verdi e amarissimi ...mangiam tutto con gusto!

 

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La sera, al rientro, con un frittatone di sole arancione che cala davanti a noi il pick up “singhiozza”, sta finendo il gasolio. Ma tra una lunga pendenza a motore spento e un pezzo di rosario in francese, il prete togolese porta il macchinone davati al primo e unico “distributore di benzina” ove sono rimaste solo due bottiglie di carburante, due litri, belli colorati e pieni di corpuscoli che in controluce fanno l’effetto di un caleidoscopio.
Secondo me qualche santo ci ha aiutati poiché, abbiamo fatto poi quasi trenta kilometri senza nessun problema!
...I pozzi? ...funzionavano a meraviglia!!!! Ma a differenza di due anni fa ci hanno aggiunto un lucchetto per la notte, a prova di “bimbi perditempo e smanettoni” e un anziano custode per ognuno che, dall'alba al tramonto, sdraiato li' vicino con una serieta' da far invidia al portiere di un grandhotel , saluta o ammonisce chi si approccia all'acqua.

 

W.V.

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