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Sabato 16 gennaio 2016, “zona rossa”

Sabato 16 gennaio 2016, “zona rossa”.

Con Eugenio il monaco qui responsabile, andiamo in giro in ogni direzione della sua parrocchia a verificare i pozzi che abbiamo attivato e quelli che sono da fare (prometto fin da ora che saranno fatti).
In pieno Sahel, che vuol dire “arbusti” e niente all’orizzonte, il cellulare a volte prende, spesso no, incontriamo tanta gente che ci “benedice”, per aver ridato vita ai pozzi (e a loro); ci regalano sovente 2 o 3 polli e anche qualche faraona, per ringraziamento.
Il pick up bianco, ad un certo punto ha un cassone che pare un piccolo pollaio dove i volatili si beccano e starnazzano (mi ricordano “i capponi di Renzo” mentre li portava ad Azzeccagarbugli!).
Il cellulare del monaco spagnolo, qui da 20 anni, squilla alle 11, è il capo della Gendarmeria che ci vuole vedere tutti e due, lui come responsabile ed io “l’italiano”, sanno che sono arrivato ma non mi sono ancora andato a registrare!...... Un po’ arrabbiato mi pare il militare.
Risposta: “arriviamo subito...”. Di fatto rientriamo solo alle 17: due gendarmi in assetto di guerra sono alla Missione, insistono che la missione abbia 1 o 2 soldati, per 24 ore, almeno per 7 giorni, fino a che la situazione non sia migliorata.
I Padri bianchi con “dolce fermezza” li accompagnano al portone della missione (chi ha visto il film “Uomini di Dio”, comincerà a capire bene, dove mi trovo!)
Ore 19: riunione con i 4 Padri bianchi e io (invitato a partecipare, cosa che faccio in silenzio). Ognuno con franchezza racconta la propria giornata, poi, per ultimo, Eugenio informa i tre confratelli che la Gendarmeria ha quasi imposto la protezione armata alla missione. A turno ..... con pacatezza: “ma n’est pas possible”, tutti e quattro! “.... E gli altri abitanti attorno a noi, anch’essi avranno le guardie? No? Quindi nemmeno noi.”
E poi Fratel Marc, il belga di 79 anni, dice che si potrebbe giusto prendere Amidù il musulmano che non ha lavoro: ”lo impegniamo come guardiano notturno al portone principale dandogli un salario!” Approvato.

Sera di gennaio 2016

Il dispensario medico a CREN, è gestito da due suore infermiere più una consorella anzianissima che vivono nella piccola comunità; qui al nord, dove inizia la secca fascia del Sahel; l’emergenza riguarda soprattutto i bambini piccoli, la mortalità è alla nascita del 20%!
L’alimentazione insufficiente e povera di sostanze nutritive completa il dramma entro i primi 2 anni di vita.
Le tre suore, al termine della giornata pregano un po’ nella cappellina della missione, entro anch’io più per solidarietà, ad un tratto si sente bussare alla porta di ferro, nessuno si muove, poi di nuovo con più insistenza, Suor Marie si alza ed esce.
Sono già le 20,30, Suor Marie è di ritorno, ma prima di entrare in missione chiama fuori piano l’altra suora e parlano sommessamente; poi entrano entrambe nella sala mensa, approntata per 4 con una tovaglia di plastica a fiori.
Io inizio a mangiare mentre l’anziana suora e le altre due restano ferme davanti ai piatti di verdura cotta, battendo leggermente il cucchiaio sul bordo del piatto, ipnoticamente suor Marie dice: “il bimbo di 15 mesi, giunto al dispensario alle 19 con febbre alta dopo un’ora di flebo non ce l’ha fatta ed è morto”.
“Purtroppo”, prosegue: “arrivano da noi che sono già stremati e recuperarli alla vita è tanto difficile”.
Ci ritiriamo per dormire alle 21,30 con tre pietanze non consumate.

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