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Allegri ma non troppo

Allegri ma non troppo

“Nonostante la miseria, come sorridono... come sono felici!”

A questa esclamazione, dopo averla udita per l'ennesima volta, devo davvero rispondere. In tenera età credo di avere contratto, oltre a scarlattina e morbillo, anche il “mal d’Africa”; l’ho girata almeno per metà, in tempi diversi sia da viaggiatore che da operatore sociale. Le alte dune rosse del sud della Libia, l’Hoggar dell’Algeria, le antichissime sabbie della Namibia, lo Swaziland, il Mozambico, il Sinai e avanti così.

Ho detto “da viaggiatore” anche se, per due o tre volte, il viaggio mi è stato quasi confezionato. Ho cercato di vivere il più possibile tra la gente del Paese sul quale camminavo: grandi deserti, larghi fiumi, calure sconfinate, assaporando durante magiche albe e sconcertanti tramonti i siti antropologici dell’Akakus, ove ti aspettavi di incontrare "Lucy".

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Dunque in questi pellegrinaggi ho quasi sempre incontrato bimbi poverissimi - considerando sempre che in Africa oggi la mortalità neonatale è ancora alta - pance gonfie, niente acqua potabile, cibo, medicine, vestiti che proteggessero da caldo e freddo, calzature adeguate e, ironia della sorte, sempre più di frequente i bambini hanno addosso magliette di qualche club calcistico con i nomi di grandi campioni ben stampati sopra, nomi altisonanti che, su spallucce gracili, inducono una tristezza infinita.

“Ma come sorridono quando fai le foto o li saluti dalla Jeep climatizzata o dal pullman” , che mai rallentano, impolverandoli ben bene, se poi gli doni qualche stupidaggine - caramelle, biro, bottigliette d’acqua vuote - appaiono sorrisi con denti bianchi (marciranno presto per nonqualità di cibo, no pulizia e curezero).

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Li senti di notte, passando vicino ai loro miseri ricoveri, senza igiene, tossire di continuo: e quando escono nell’aria ancora fredda del mattino per andare ad attingere acqua lontano, scalzi sulla sabbia gelida, la tosse è divenuta più secca, più rabbiosa. Li vedi denutriti fin da piccoli e con corpi disarmonici: “ma come ridono nelle foto e come salutano!”

Ho visto un gruppo di bambini litigare furiosamente, quando un 31 dicembre in pieno Sahel insieme ad alcuni operatori lasciai i resti del cenone, con insulti e botte tra loro (bimbi dai 6 ai 10 anni), per garantirsi un po’ di vero cibo.

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Li ho visti mendicare, ovunque, dentro e fuori dei villaggi, chiedere, chiedere qualsiasi cosa, perché mancanti di tutto, ho visto frotte di adolescenti cercare con un tirato sorriso la benevolenza di turisti e profittatori.

Felici: no. Non ricordo di aver davvero mai visto qualcuno che, a viverci un pò nel suo villaggio, lo sembrasse davvero. Dovrebbero esserlo? Per di più giungiamo là con buon cibo al seguito, profumati e ben vestiti, pieni di cose come una ferramenta ambulante; e, quando qualche oggetto non ci serve più, lo regaliamo a loro.

W. V.

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