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Nigeria

Nigeria - La donna dalle trenta bocche

"Grande tiro, padre, davvero ottimo tiro" disse Asàbe vedendo la scimmia cadere giù dal folto albero di mogano infilzata da una freccia di Iyambo che finse di borbottare ma in cuor suo era felice di aver ancora una volta insegnato al figlio come colpire l’animale mentre salta da un ramo all’altro!
 
E mentre se ne tornavano al villaggio con la caccia di quel pomeriggio notando del fumo in lontananza decisero di allargare il rientro per vedere cosa succedeva.
 
Grande fu lo stupore di entrambi quando scorsero, attorno ad un grande paiolo su un fuoco di arbusti, una donna che con furia mescolava un brodo fumante ma..., "orrore", la donna aveva almeno trenta bocche, tutte diverse tra loro: dentate, sdentate, grandi, piccole, grinzose o muscolose, secche, grosse... e ogni bocca gridava: "ho fame!, dammi da mangiare!. su, svelta, muoviti con il cucchiaio!". E la donna con l’altra mano pescava con un grosso mestolo di legno da dentro il paiolo qualcosa e imboccava ora questa ora quella bocca famelica... e ognuna non smetteva di gridare, una volta vuota!
 
"Hei voi due!", fece la megera a padre e figlio, "datemi subito quella scimmia per aumentare il mio cibo! Ve lo ordino!" e lo ripeté vedendoli immobili. Iyambo, passato un attimo di stupore, diede un colpo alla spalla del figlio dicendo - "Su, via andiamocene subito da qui, svelto, cammina, svelto!"
 
La megèra, vistole sfuggire un buon pasto per le sue bocche urlò ai due: "Ve la farò pagare, attenti a voi!" e cominciò a rincorrerli come una furia, con le bocche che a loro volta urlavano - "dateci la scimmia!... dateci la scimmia".
 
Il padre però conosceva bene quel terreno di caccia così con pochi balzi riuscì a portare  il figlio e se stesso in salvo.
 
Al villaggio, vedendoli giungere con la bella preda si stupirono che non gioissero felici.
 
La megèra però, tramutatasi in uccello, li aveva seguiti e visto dove vivevano.
 
Il giorno seguente apparve al villaggio Maryam una bella giovane che apostrofò i maschi così: "Chi riuscirà con il proprio arco a passare in un sol colpo questi due miei orecchini ad anello, mi avrà in sposa!". Detto fatto si tolse gli orecchini e li appese a un ramo uno dietro a l’altro. Ogni giovane partecipò alla gara con il proprio arco, non volendo perder occasione di avere una ragazza così bella in moglie, ma solo Asàbe riuscì nell’impresa, avendo bene imparato dal padre a bèn tirare con l’arco.
 
Anche se il padre, che vide e sentì l’offerta di quella bella forestiera, invitò più volte il figlio a lasciar perdere: "Asabe vieni via! Sento che in quella donna c’è qualcosa di strano, di malvagio, ho un cattivo presagio".
 
"No padre!... non posso lasciarmi sfuggire una simile donna - aveva risposto - voglio partecipare alla gara assieme a tutti gli altri miei compagni del villaggio, altrimenti che penseranno di me! NO, questa volta non voglio ascoltarti"... E così tutto il villaggio salutò Asàbe che se ne andava con la promessa sposa, verso il villaggio di Maryam, che voleva presentarlo ai suoi genitori  prima del matrimonio.
 
"Ti prego solo una cosa, gli disse il padre, prendi con te Idris, il mio falco e se serve aiuto, inviamelo subito".
 
Cammina, cammina, i due giovani si fermarono la notte a dormire in una capanna strana, con un fuoco al centro che pareva non consumarsi. Asabe emozionato e stanco per tutti quegli avvenimenti capitatigli in due giorni, si addormentò tra le braccia di Maryam.
 
Fortunatamente Idris non dormiva; il falco notturno datogli dal padre,  che con la sua vista attenta si accorse che il corpo della giovane piano piano si trasformava in bocche che stavano per mordere Asàbe. Quindi lanciò un grido acutissimo che svegliò il ragazzo il quale accortosi della megera apparsa al suo fianco fece un balzo fuori dalla capanna e cominciò a correre verso il suo villaggio urlando: "Idris! Idris! Vola ad avvertire mio padre, velocee...!!"
 
Il falco notturno, prima guizzò in alto poi giù come un fulmine verso il villaggio di Iyambo che ancora sveglio da una strana ansia udì ancora in lontananza le grida di allarme lanciate dal falco e preso il suo arco migliore e molte frecce partì pur di notte verso il figlio con Idris il falco che volava verso la giusta direzione.
 
Trovò il figlio che spossato dalla corsa si era arrampicato su un baobab e la megera che pur lentamente, stava salendo verso di cui con le bocche urlanti e affamate.
 
"Fermati, vattene!" urlò l’uomo alla vecchia che però si voltò solo un attimo verso di lui con le bocche sprezzanti in smorfie ma continuando a salire verso il ragazzo.
 
Allora Iyambo tolse l’arco dalla spalla, e il porta dardi con le frecce e cominciò a lanciarne una alla volta, con fermezza, verso ognuna delle trenta bocche... non sbagliando un colpo così che alla fine la maga crollò giù morta.
 
"Sai padre", disse Asàbe mentre rientravano al villaggio "mi piacerebbe avere un giorno una vista così acuta come Idris".
"L’avrai anche più potente" rispose il cacciatore "se imparerai a guardare anche con la mente e non solo con gli occhi".

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Nigeria - The woman with thirty mouths

"Well done, father, well done, really" said Asàbe when he saw the monkey falling down from the thick mahogany tree, pierced by one of Lyambo's arrows. The latter pretended to be mumbling but deep in his heart he was happy he had taught his son once more how to hit a monkey while it is jumping from one tree to the other.
 
And while going back to the village with their hunt of the afternoon, having noticed smoke far off ahead of them they made up their minds to take a long way to see what was happening.
 
They were both astonished when they saw a woman who frantically stirred a boiling broth in a big pot on a fire lit with shrubs, but... horror! She had at least thirty mouths, all different from each other: with and without teeth, big, small, wrinkled or hard-muscled, dry, fleshy... and each mouth cried: "I'm hungry, feed me, hurry up, quick with that spoon!" and the woman with the other hand fished something in the pot with a big wooden ladle and fed one or the other of the hungry mouths... and each started crying all over once empty.
 
"Hey you two!" said the the shrew to the father and son "I order you to give me that monkey at once, to increase my food!" and since they would not move she repeated it. Lyambo, after a moment of surprise, poked his son on the shoulder saying: "Come on, off we go, quick, walk on, quick, hurry up!"
 
The shrew having lost a good meal for her mouths cried after them: "I'll make you pay for this! Beware!" and she started to chase them furiously, with her mouths crying in turn: "Give us the monkey! Give us the monkey!"
 
However, Lyambo knew well that hunting field so in a few jumps he managed to take his son and himself safely to the village.
 
The villagers were surprised they were not exulting for the good prey.
 
However, the shrew had turned herself into a bird, had followed them and had seen where they lived.
 
The following day, Maryam, a beautiful girl, showed up in the village and thus addressed the males: "He who will manage to pierce these two earrings of mine with one throw of his bow will marry me". No sooner said than done she took off her earrings and hanged them on a branch one after the other. Each youth took part in the contest with his bow, as they would not miss the opportunity to marry such a pretty girl, but only Asàbe succeeded, having learned properly from his father to throw well with his bow.
 
Nevertheless, more than once his father, who had seen and heard the beautiful stranger's offer, asked his son to give up: "Asàbe come off! I feel there's something weird about that woman, something evil, I have a bad presentment".
 
"No, father, I cannot miss such a woman" he had replied "I want to take part in the competition with all my mates in the village, otherwise what will they think of me. No, this time I won't listen to you". So the whole village said goodbye to Asàbe, who walked off with his bride towards Maryam's village, since she wanted to introduce him to her parents before the wedding.
 
"I beg you, only one thing" his father told him "take Idris, my hawk, with you and if you need help send him to me at once".
 
After walking the whole day the two youths stopped for the night in an odd hut, with a fire in the middle which seemed never to die out. Asàbe, excited and tired because of all had happed to him over the past two days, fell asleep in Maryam's arms.
 
Luckily Idris, the night hawk his father had given him, was awake and with his sharp sight he noticed that the girl's body was gradually turning into mouths which were about to bite Asàbe. So he gave such a shrill cry that Asàbe woke up. He saw the shrewd who had appeared at his side and jumped out of the hut and started to run towards his village crying: "Idris! Idris! Fly off to warn my father, quick!"
 
The night hawk first darted up and then down as fast as lightning towards Lyambo's village. His father was lying nervously awake. He soon heard the hawk crying in alarm far off. He took his best bow and many arrows and left towards his son though it was still dark, with Idris the hawk flying in the right direction.
 
He found his son, who exhausted by running so far had climbed a baobab, and the shrew was climbing though slowly towards him with her mouths yelling and hungry.
 
"Stop, go away!" cried the man to the old woman, who however turned just for a moment towards him with her scornful grimacing mouths but kept on climbing towards the boy.
 
Then Lyambo took the bow off his shoulder and the quiver with the arrows and began to throw them one at a time, firmly, towards each of the thirty mouths. He did not even miss one so eventually the witch fell off the tree dead.
 
"You know, father" said Asàbe while they were walking back to the village "I'd like to have such a sharp sight as Idris one day".
"You'll have it even sharper" the hunter replied "if you learn to look with your mind too and not only with your eyes".

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