04/2013 Progetto di educazione sanitaria aprile.
Sono stati realizzati corsi di informazione ed educazione sanitaria:
• nel quartiere di Yagma S.te Marie, periferia di Ouaga, a favore di oltre 100 persone tra giovani e adulti;

• nel liceo di Sourgoubilà (brousse a occidente della capitale) a favore di oltre 200 studenti e 15 insegnanti.

I corsi sono stati svolti nel corso del mese di aprile vertendo su:
- norme igienico sanitarie comportamentali;
- prevenzione da infezione HIV/AIDS;
- norme di prevenzione da malaria;
- sostegno ai malati di AIDS.
La formazione é stata tenuta da personale specializzato del Centro Educativo/pedagogico di Bissighin.
03/2013 1 installazione di 2 pannelli fotovoltaici.
Due pannelli da 60 watt ciascuno (di fabbricazione italiana-Eni power )serventi 6 punti luce, sono stati installati nel villaggio di Sandogo (brousse a 40km ovest della Capitale, Ouaga').
L'installazione della intera struttura l'abbiamo affidata a manodopera locale.




(installazione offerta da "Istituto Comprensivo Alfieri-L d Rovere")
02/2013 Centre Fihavanana (Madagascar)
Abbiamo inviato un sostegno economico, per l'acquisto immediato di riso e farina di mais per i bambini assistiti dal "Centro" della periferia sud di Antananarivo, in quanto gli aiuti del PAM - Programma Alimentare Mondiale - sono stati sospesi per difficolta' finanziarie in quasi tutto il Madagascar.
(PAM-Programma Alimentare Mondiale- braccio operativo delle nazioni unite per gli aiuti alimentari)
Il Centro"offre prima accoglienza a orfani e senzatetto,mensa quotidiana aperta ai bisognosi, progetti di formazione e avviamento al lavoro.
Sr. Anamma ci scrive:
Cher SolidAid,
Merci pour votre généreux don pour le centre. Justement votre don arrive bien pour l'achat du riz et maïs pour les enfants. Car la ration avec PAM est suspendu pour prèsque tout le Madagascar à cause des difficultés financier que le PAM rencontre. Merci mille fois.
Union de prière et affction
Sr. Annamma


("It is always the unexpected that happens" - "Succede sempre quello che non ci si aspetta"). J. Conrad
Anche quest'anno ce l'ho fatta a partire, e per dodici giorni: sono riuscita a farmi sostituire al lavoro ed avere il permesso di mia figlia! Appena arrivata ho dedicato una mattinata a suddividere i farmaci da consegnare a tre diversi "dispensari".
Quando sono arrivata all'ospedale cui ero destinata,nella provincia di Koupela, ho piano piano scoperto il posto. Si tratta in realtà di un grande dispensario: gli unici ricoverati sono i bambini sottonutriti e malnutriti del CREN (Centre de readaption et de reeducation nutritionelle), i quali passano lì un mese con le loro mamme. Il resto della struttura, è una sorta di day-hospital con farmacia. Le suore sono bravissime, la struttura è ben pulita, fornita ed organizzata. Le necessità principali mi sono sembrate attrezzature biomedicali ed aiuti economici e poi medici ed infermieri : le suore sono infermiere, ostetriche, tecniche di laboratorio, di medico ce n'è una sola.

In quei giorni di festa mancava una delle due suore farmaciste dunque quella rimasta mi ha chiesto di sistemare il deposito della farmacia e fare l'inventario, approfittando della poca affluenza di clienti: nel periodo di Natale infatti il deposito che rifornisce le farmacie chiude.
Anche l'anno scorso avevo sistemato un dispensario: questo è più pulito e ordinato, ma comunque ha richiesto tre giornate di lavoro. L'altro dispensario, cui ho dedicato la quarta ed ultima giornata di lavoro, era nelle stesse condizioni - sporcizia e farmaci in disordine - di quello dell'anno scorso in mezzo alla brousse (boscaglia) benché faccia parte di una struttura autorizzata.
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Dalle suore infermiere del day-hospital ho conosciuto un frate francescano secondo il quale i paesi dell'Africa come il Burkina dovrebbero prendere dall'Europa soltanto il buono e non anche il consumismo, l'uso eccessivo delle risorse e gli altri nostri difetti. L'ordine e soprattutto la pulizia credo facciano parte del buono.

Ritrovarmi inaspettatamente quattro giorni da sola con le suore, con la prospettiva di restarci almeno una settimana, è stato impegnativo: il lavoro in solitudine seguito da ore di riposo, altrettanto solitarie, attraversare da sola la sera un lungo spiazzo buio per andare a dormire in una stanzetta lontana dall'edificio dove alloggiano le religiose senza aver potuto condividere la fine della giornata con nessuno dei compagni di missione, per me è stato difficile.
Nella capitale invece ho alloggiato in una periferica missione religiosa burkinabè che ospita a pagamento gli stranieri e con il ricavato finanzia una mensa per bambini di famiglie povere i quali così hanno la sicurezza di un pasto quotidiano.
Tutti i giorni a pranzo sfama circa duecento bambini che da quando hanno questa possibilità sono più sani e addirittura più bravi a scuola. Un paio di volte ho aiutato a distribuire il cibo: le immagini della mensa e i pensieri che hanno suscitato non fanno che ripresentarsi alla mia mente. Hanno lasciato un'impressione indelebile, trasformando la percezione della realtà cui sono tornata in Italia.
I bambini porgevano i piatti perché glieli riempissimo, alcuni finché ce ne stava, al punto che cercavo di dargli la pasta più incollata cosicché ne avessero di più. Una nostra amica un giorno gli ha comprato la carne: la mangiano solo un paio di volte al mese, come permesso dalle magre finanze della missione.
Penso che tutti noi e tutti i nostri figi dovremmo anche solo vederlo il pasto dei bambini di suor Sabine, anche solo per una volta.
Come tutte le esperienze anche questa ora che è finita e sono tornata in Italia si sta lentamente decantando: oltre le immagini dell'Africa povera resta la gratitudine per aver avuto ancora una volta la possibilità di guardarla dall'interno.
M.C.V.
E’ maggio 2012 quando un giorno parlando di Solidaid con il suo Presidente, delle cose da fare e quelle di cui c’è più bisogno, viene fuori che a Sourgoubilà, 30 km nord-ovest di Ouaga’ in piena brousse (in una missione precedente) ha visto accatastate una serie di macchine da cucire, forse un po’ datate, e….ecco la prima domanda “ma tu sai cucire?” …si ho una età dove da bambina mi hanno insegnato e la mia mamma è sarta.
Mi piace l’idea e più ci penso e più mi piace, così come mi era piaciuto il progetto di una cooperativa di donne (in un villaggio vicino l’anno precedente) per la lavorazione del burro di karitè. Donne che con il loro lavoro avrebbero migliorato la vita della propria famiglia.

Sono entusiasta di questa cosa e così vado a scuola a rinfrescare e migliorare la mia conoscenza di cucito così come provo a migliorare il mio francese…
Ed ecco dicembre è ora di andare, cosa so fare? …mi pare nulla! Arrivo a destino e l’impatto emotivo , dopo un primo incontro con alcune donne di qui è come essere a casa.
Dopo due giorni mi trasferisco al villaggio e qui trovo un edificio (da noi potrebbe essere un magazzino) con 10/12 macchine da cucire “vecchie” , una decina di ragazze e la loro insegnante Marie. Il mio francese non è dei migliori ma loro sono fantastiche e mi accolgono con un calore ed un affetto che non sentivo da tempo. La prima cosa è capire quante macchine sono funzionanti e se (con i materiali che mi sono portata) posso farle ripartire. Da qui in avanti le mie giornate sono in questo laboratorio con le ragazze e le visite, per i saluti giornalieri, del capo villaggio, degli uomini, delle donne della comunità e dei bambini.

Dieci macchine funzionanti e le ragazze/ragazzi (ci sono anche due maschietti che vogliono imparare a cucire) sono circa 8/10 …non tutti i giorni ci sono le stesse persone , al mattino alcune delle ragazze vanno a scuola e vengono solo nel pomeriggio, hanno età diverse dai 10 ai 17/18 anni, una ha già un bambino che si porta legato alla schiena e che poi sistema su una stuoia in fondo alla “sartoria” intanto che impara il punto erba, a fare un orlo, un sottopunto, un fiore a punto pieno, a fare una cucitura a macchina e tagliare un pantaloncino e una giacchetta per il suo bambino. (..perchè non mi sono portata delle stoffe? …a loro manca tutto).
Con Marie, intanto che le ragazze di esercitano, guardiamo il libro che mi sono portata e le piace una giacca così le prendo le misure e facciamo il cartamodello e proviamo la sua giacca di carta (… la giacca rimane sulla carta perché non c’è la stoffa per farla io sono dispiaciuta ma Marie mi ringrazia mille volte).
Il tempo passa in fretta quando stai bene e ti senti a tuo agio, è ora di tornare a casa……

Lascio a loro un regalo per aver diligentemente seguito tutto il corso di cucito e per la loro voglia di imparare e farne un mestiere per il loro futuro, un kit di strumenti per fare sartoria;….ma il regalo più grande l’ho avuto io per essere stata accolta come una donna del loro villaggio.
Mi porto a casa tutto questo e ….non so ancora come potrò fare, ma cercherò un modo, per far si che abbiamo il necessario per far partire la loro “sartoria” per avere un lavoro.
Mancano poche cose: …. aghi, filo, gessetti, forbici, metri ecc. sono cose che abbiamo portato ma basteranno per un breve lasso di tempo, a Marie piacerebbe una macchina più recente che, come dice lei, faccia piu’ cuciture (zigzag – ricami – asole) stoffe e modelli nuovi da proporre, loro hanno tutto il resto, la voglia di fare! Mi dice il Presidente che dopo questa esperienza positiva, fara’ il possibile per fare di questo gruppo di dodici donne una cooperativa di lavoro e vendita vera e propria, riconosciuta dallo Stato.
M.P.A.
(offerto da Carla Lamotte)





